In un annuncio congiunto che in qualche modo è riuscito a rendere la situazione ancora più tetra, le Nazioni Unite e l'Unione Europea hanno dichiarato lunedì che lo sviluppo umano a Gaza è stato riportato indietro di ben 77 anni. Il prezzo per un decennio di recupero e ricostruzione? Un misero $71,4 miliardi.
Questa allegra cifra arriva grazie al rapporto finale della Valutazione Rapida dei Danni e dei Bisogni di Gaza (RDNA), un documento prodotto in collaborazione con la Banca Mondiale, partner dell'ONU. La valutazione scompone il bisogno immediato in $26,3 miliardi per i primi 18 mesi, solo per ripristinare i servizi essenziali, ricostruire le infrastrutture critiche e sostenere la ripresa economica.
I danni fisici della guerra su vasta scala scoppiata dopo gli attacchi guidati da Hamas nel sud di Israele nell'ottobre 2023 sono stimati a $35,2 miliardi. Ulteriori $22,7 miliardi di perdite economiche e sociali portano il totale a una cifra che farebbe piangere anche il contabile più ottimista. Interi settori - edilizia abitativa, sanità, istruzione, commercio e agricoltura - sono descritti come 'devastati'.
I dettagli sono una lezione magistrale in devastazione: oltre 371.888 unità abitative distrutte o danneggiate, più del 50 percento degli ospedali non funzionanti, e quasi tutte le scuole distrutte o danneggiate. L'economia, in una mossa audace, si è contratta dell'84 percento.
Il costo umano è catalogato con altrettanta efficienza: oltre il 60 percento della popolazione ha perso la propria casa, con 1,9 milioni di persone sfollate, spesso più volte. Donne, bambini, persone con disabilità e quelle con vulnerabilità preesistenti sono indicate come quelle che sopportano il peso maggiore. Le autorità locali riportano oltre 71.000 vittime palestinesi e oltre 171.000 feriti, con molti ancora dispersi sotto le macerie.
Il rapporto è inteso come base per la pianificazione del recupero iniziale, sottolineando che la ricostruzione deve procedere in parallelo con l'azione umanitaria. Questo quadro è allineato con la risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di Sicurezza, che ha accolto con favore l'istituzione del Consiglio per la Pace guidato dal Presidente Trump come amministrazione transitoria e ha autorizzato una Forza di Stabilizzazione Internazionale (ISF) temporanea.
In una nota finale di burocrazia aspirazionale, l'UE e l'ONU hanno sottolineato che il recupero dovrebbe essere guidato dai palestinesi, sostenere una transizione verso l'Autorità Palestinese e promuovere un accordo politico duraturo basato sulla soluzione dei due Stati. La pianificazione, aggiungono, dovrebbe essere inclusiva, trasparente e responsabile, con particolare attenzione ai bisogni di donne, bambini, anziani e persone con disabilità. La valutazione conclude riconoscendo che una serie di 'condizioni abilitanti' - una frase che fa un sacco di lavoro pesante - sono essenziali perché tutto questo possa accadere.